La Partita

di Ferdinando Tucci

Trials 6° Turno - Pericoloso calo delle diottrie in sala scacchi!

Una patta tutt’altro che scontata tra due giocatori in evidente affanno

La partita tra Tucci e Mercuri era stata concordemente fatta slittare di un’ora per problemi lavorativi. Mercuri mi aveva sfrontatamente accennato che avrebbe risposto con d5 alla mia apertura di Donna, ma nessuno dei due era in vena di sorprese teoriche, né di trappoloni digitali dell’ultima ora.

Quando mi siedo alla scacchiera le altre partite sono già ben avviate. Noto subito alcune cose:

  • La scritta immaginaria sulla testa della Reginetta degli scacchi che gioca lì accanto “ATTENZIONE! Massacro in corso”. I suoi alfieri sono così affilati che temo me ne resti qualcuno conficcato in un fianco.
  • Il biberon di Cutinelli per un’adeguata idratazione durante la partita che mi invade lo spazio prossemico.
  • La gamba del tavolino sempre rigorosamente in mezzo alle gambe dell’ultimo arrivato.
  • Il ghigno perfido del mio avversario.

Sono arrivato un po’ trafelato, mi siedo e Mercuri mi rifila un Gambetto di Donna accettato. Alzo gli occhi al cielo. Qualche giorno prima mi sono trovato alle prese con una partita per corrispondenza in cui sono rimasto stritolato dai miei stessi pezzi. Mi ero detto “Non giocherò mai più la variante con e3!” e infatti…5.e3!
Mi trovo rapidamente in una posizione (perdente) molto simile a quella per corrispondenza. La storia del mio auto sabotaggio continua… 

Ben presto un accanito Daniele mi sottopone per la terza volta in una decina di giorni alla mia ennesima Nemesi: prometescamente legato ad una rupe, attendo l’aquila di Zeus che mi mangia il fegato.

In realtà chi si sta mangiando il fegato sono io, che come già contro Cassandra (5° turno), Landrini (Promozione) e Mercuri, mi trovo a difendere con le unghie e con i denti una posizione compromessa. I miei pezzi si aggrovigliano ancora una volta su sé stessi nella speranza di trovare la giusta contorsione che mi faccia uscire dalla scatola. Qui le mie speranze di uscirne indenne si erano abbastanza affievolite. L’unica cosa che mi conforta è la speranza di raccogliere per l’ennesima volta i doni di un avversario non del tutto lucido nel momento di chiudere la partita. Il cosiddetto “stile Tucci”: ti fai massacrare per tutta la partita, ma alla fine sopravvivi sempre, come in una versione scacchistica di Lupo Alberto alle prese col grassone.

 

“Non funzionerà per sempre!” mi ricorda il mio mentore. Ma intanto, Daniele comincia a sentire la stanchezza. Picchiare stanca, si sa. Inizia a fare mosse meno precise, cambia qualche pezzo, lascia un pedone, ma mantiene ancora un’iniziativa significativa. Ma anche alla fine, quando ci sarebbe ancora la mossa vincente, ancora una volta prevale la tenacia del difensore.

Quando finalmente vedo la possibilità di una ripetizione di mosse, non ci penso neanche un secondo. E non valuto neanche per un attimo l’ipotesi che la posizione si sia magicamente capovolta a mio favore. Ma in un finale non scontato, con molta stanchezza sulle spalle, in quel momento l’unica cosa che mi fa gola è una stretta di mano e una scodella di brodaglia calda. Una sconfitta sarebbe stata sicuramente una beffa per il mio giovane avversario che avrebbe meritato di vincere.

E la partita tutto sommato mi ha detto quello che mi doveva dire: “gioca più aggressivo e studiati sto dannato gambetto di donna!”

                                                                                 Capitan Fracassa

Crea il tuo sito web con Webador